Un msacchino oggi Grande Ufficiale nell’Ordine al Merito della Repubblica

13 agosto 2010

INTERVISTA AD ALVISE CHERUBINI, RESPONSABILE NAZIONALE DEL MSAC (ALLORA SI CHIAMAVA GS DELLA GIAC) NEL 1954

a cura di Geggio Carastro

INTERVENGONO ANCHE LA MOGLIE FLORA, DELLA FUCI NEGLI ANNI 50 ED ITALO DE CURTIS, Già PRESIDENTE NAZIONALE FUCI NEGLI ANNI 60.

Chi è Alvise Cherubini?

Sono un medico in pensione, mi sono sposato con Flora con cui ho avuto 11 figli. Dopo l’esperienza a Roma in Gioventù Studentesca nazionale sono rientrato a Jesi, la mia città di origine cui sono molto legato, così come sono molto legato alla mia regione, le Marche. Ai miei tempi c’era una certa differenza tra Marche del Nord e Marche del Sud. Le prime, anche storicamente, erano orientate verso Ravenna. Le seconde avevano un legame stretto con Roma. Adesso non saprei.

Lei si è formato prima del Concilio Vaticano II, quando ancora la Messa era in Latino ed il Papa era PIO XII. Cosa ricorda di quegli anni?

Il quadro storico e sociale è troppo cambiato in cinquant’anni…

La Messa in lingua latina mi dava quasi più vigore spirituale. Poi pian piano mi sono adeguato anche al nuovo rito.

( Interviene Italo, fratello della moglie di Alvise, Flora)

Noi siamo stati educati a pregare in latino. Ad esempio, il Magnificat, che recitavamo, anzi cantavamo con forte intensità spirituale. Per la nostra generazione il Papa era Pio XII.

Dicevamo che il Papa era Pio XII.

Con PIO XII ci ho parlato. Erano gli anni centrali del suo pontificato, il mercoledi o il giovedi accettava tutti, mi trovavo a Roma e ci andai. Non fu funzionale al mio incarico all’Ufficio studenti. Fu con me benevolo, sempre.  Colpiva la sua figura ieratica, nobilissima. Mi ricordo queste parole: Che studi fa ed a che punto è?. Veniva naturale mettersi in ginocchio.

Quale era la sua formazione? La sua spiritualità? Cosa ha ricevuto dalla ACI nella sua vita di fede.

Debbo molto alla terra da cui provengo.Qui ci sono tanti monasteri che pervadono le Marche di una spiritualità simile a quella francescana di Assisi. Ho avuto l’occasione di scrivere anche dei libri sulla presenze nella Valle Esina di queste abazie.

La fede ce l’avevo già e ho trovato in Azione Cattolica l‘ambiente che mi ha aiutato a mantenerla viva, a dare alla fede un indirizzo operativo, anche di impegno personale.…In quegli anni, venni aiutato molto da un sacerdote, da mons. Santoni.

Nella GIAC comunque mi sentivo a casa.

Lei ha conosciuto molto bene Luigi Gedda, storico presidente della GIAC prima e poi dell’Azione Cattolica, prima del Concilio. E’ vero che si è laureato in medicina con  Luigi Gedda?

Sì, ho fatto una tesi sulla presenza dei gemelli nelle Marche. Ma Gedda mi conosceva da prima, da quando ero impegnato nelle Marche e ella mia Jesi, che forse qualcuno ricorderà era la città natale di Federico II.

Dopo la presidenza Giac di Gedda, furono chiamati a Roma altre due personalità di rilievo, che conclusero anzitempo il proprio servizio rassegnando le dimissioni, Carlo Carretto e Mario Rossi. Soprattutto quest’ultimo entrò in rotta nella Quaresima del 1954 proprio con Luigi Gedda. Franco Piva ricostruisce quelle vicende nel suo libro La Gioventù cattolica in cammino. SI ricorda di quella vicenda?

Io arrivai a Roma dopo i fatti di Mario Rossi, con Enrico Vinci presidente della Giac.  Ricordo dibattiti accessi ed anche contrasti. L‘autorità ecclesiastica si orientò verso Ernico Vinci che venne ritenuto più affidabile.

Come venne scelto per essere responsabile di GS?

Gedda sapeva benissimo che io non avevo nessuno rapporto con gli “irrequieti”. Credo che questo influenzò la sua scelta nei miei confronti.

(Interviene la moglie Flora, sulla vicenda di Mario Rossi)

Ricordo bene che Alvise è subentrato nella Vicepresidenza della Giac ed all’Ufficio Studenti nel 1954. I facevo parte del Consiglio centrale della Fuci e ricordo che c’è stata questa polemica, scandalosa,  perché venne mandato via Mario Rossi.

(Interviene Italo che era anche lui membro della Fuci)

Mario Rossi dava la sensazione di una persona brillante che aveva voglia di innovare e di essere in linea con i tempi. Quando venne Vinci, a noi fucini, diede l’idea di una persona più spenta.

(Interviene la moglie Flora, sulla vicenda di Mario Rossi)

Alvise ed io ci siamo sposati nel 1957. Gedda e Vinci furono testimoni. Era presente anche mons. Lanave.

Assistente Giac era Mons. Nebiolo. Che figura era? E Mons. Lanave ?

Don Nebiolo era del Piemonte. Un sacerdote molto attento, ricco di comunicativa spirituale.Ci invitava a leggere il Vangelo ed a studiarlo.

Mons. Lanave era dell’Italia meridionale. Li ho sempre visti in un accordo pieno. Si scambiavano le idee.

Cosa facevate all’Ufficio Studenti?

Sono trascorsi tanti anni. Una folla di ricordi, di sensazioni, di immagini: non ricordo episodi particolari.

Ci sono foto di un congresso GS con Piersanti Mattarella (Presidente della Regione Siciliana ucciso dalla mafia nel 1980, vedasi testmonianza del fratello Sergio). Se lo ricorda?

Certamente. Piersanti Mattarella venne poi ucciso a Palermo dalla mafia. Avevo ottimi rapporti con lui.

Avanzavate dei progetti di riforma per la scuola superiore?

Non saprei dare una risposta univoca. Non c’era una omogeneità di scelte dentro la GIAC in tutta Italia.

Quanti gruppi di studenti erano presenti in Italia?

Non ricordo esattamente. Ma facevamo molti viaggi dal Nord al Sud. Io ho sempre cercato di ammansire i … bollenti spiriti.

Che rapporti tra nord e sud?

Il centro Sud era molto più aperto alle indicazioni del Centro nazionale. Il Nord faceva un po’ di testa propria.La gerarchia era molto sollecita nei confronti della Giac e degli studenti . Mi ricordo l’arcivescovo di Siracusa che era assai cordiale con gli studenti.

Dove facevate i campi scuola?

O durante le ferie in qualche istituto religioso che ci metteva a disposiaione i locali o in qualche ex chiesa.

Interviene Flora

Ti ricordi, che siamo stati a Monte Petrano, nelle Marche?

Sì.

Interviene Italo sui rapporti tra la ACI di Gedda e la Fuci.

La Fuci aveva qualche attrito con la GIAC di Luigi Gedda che ho conosciuto quando ero giovanissimo.

Quando si sono sposati, avevo avuto il compito di andare a ricevere Gedda alla stazione. Io avevo 17 anni e non sapevo come riconoscerlo o come affrontarlo. Mentre ero in dubbio, lui scese dal treno e anche se non mi aveva mai visto fu molto bravo e mi venne incontro dicendo Da quanto tempo, da troppo tempo. Era questo il suo stile per creare subito legami.

Dicevo degli attriti…racconterò un aneddoto.

Quando ci fu il matrimonio ,Gedda  che era testimone di Alvise parlò a fine Messa ed egli elogiò Alvise. La testimone della moglie, Anna Civran (poi storica esponente del Movimento Laureati/MEIC), fece un intervento sui meriti di Flora. Proprio per non lasciare la parola al solo Gedda….

Tra le figure del tempo, chi ricorda?

Ricordo il giovane Valli  Era un personaggio molto di rilievo nella Giac di allora.

Lo ricordo. Parlava sempre, parlava parlava. Una volta mi portò a salutare il suo vescovo, in Romagna.  Il Vescovo rivolgendosi a Valli che parlava tanto gli disse : Con lei è proprio vero che il verbo- con la v minuscola- si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.

Si ricorda Giuseppe Lazzati? Di don Giussani che nel 1954 diventa assistente GS a Milano? Avevate qualche eco del rapportro tra Lazzati e Giussani?

Non saprei rispondere precisamente. Avrei bisogno di confrontarmi con altre persone dell’epoca.

Interviene Italo.

Posso rispondere io perché vissi quelle vicende di persona. Il conflitto tra FUCI e GS di don Giussani di Milano nacque, perché la GS  ricomprendeva anche gli studenti universitari e l’allora assistente nazionale Fuci, mons. Franco Costa, teneva che in ACI la esclusività della università fosse della Fuci. La Fuci evidenziava di più la dimensione culturale, mentre GS rimarcava la presenza immediata, operativa. Conobbi in quegli anni don Giussani.

Di quali personaggi si ricorda?  Gianni Vattimo? Umberto Eco?

Sì, li ho conosciuti. Ma sono passati tanti anni.

Flora

E’ stato anche presidente del circolo dei Laureati di Jesi , Alvise conobbe anche Aldo Moro.

(Mentre la intervista si avvia a conclusione, c’è un piccolo intermezzo: la telefonata di Luciano Corradini che saluta Alvise Cherubini. Luciano Corradini, illustre pedagogista italiano, e relatore a molti congressi MSAC, aveva fatto parte del MSAC quando Alvise era responsabile nazionale)

Un messaggio agli studenti di oggi per vivere la fede nella scuola e nella vita di ogni giorno?

E’ talmente cambiato il mondo, dei miei tempi, di quegli anni giovanili! Non me la sento di dare consigli.

Forse una cosa c’è: recuperare una linea non interrotta di continuità tra le diverse generazioni: penso alle conferenze degli studenti più grandi rivolte agli studenti più giovani  su come collegare bene lo studio con la spiritualità.

Un altro msacchino: Caliendo

12 agosto 2010

da unita.it (scovata da Simone Esposito)

Roma, 4 ago. (Apcom) – Giacomo Caliendo, 68 anni, originario della provincia di Napoli, ex magistrato, attuale sottosegretario alla Giustizia, è accusato dalla Procura di Roma per violazione della legge Anselmi sulle società segrete. Per questo motivo il sottosegretario è al centro della mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni alla Camera.
Nei giorni scorsi, rifiutando a più riprese la possibilità di un passo indietro per evitare la ‘conta’ in aula, molto rischiosa in questo momento politico, Caliendo ha ribadito di “non aver fatto assolutamente niente: se ci fosse anche solo l’ipotesi – ha detto – di un mio comportamento non solo illegale ma appena scorretto mi dimetterei. Ma non è così”.
Prima dell’esperienza politica Caliendo è stato magistrato, membro del Consiglio superiore della magistratura e ha contributo a fondare, negli anni Settanta, la corrente moderata di Unicost (Unità per la Costituzione). Nella carriera da ‘togato’ ha esordito nel 1971 come uditore giudiziario presso il tribunale di Napoli, di lì a poco, nel 1976, è entrato nel Csm. Nel 1991, dopo aver ricoperto vari ruoli di vertice nel ’sindacato’ delle toghe, diventa presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Dal 2005 è sostituto procuratore presso la Corte di Cassazione.
La politica ‘militante’ resta a lungo fuori dalla sua vita anche se tutti, da opposte sponde politiche, gli riconoscono doti di ‘mediatore’. Con l’associazionismo di stampo cattolico ha un rapporto decennale che inizia nel 1961 quando viene nominato responsabile del movimento studenti dell’Azione Cattolica della Diocesi di Nola e lì fonda e dirige per circa tre anni, il giornale “l’Eco della Scuola”.
Molti anni più tardi la politica nazionale. Nel 2008 l’elezione al Senato con l’incarico di sottosegretario alla Giustizia, ruolo che l’ha visto protagonista come relatore del ddl intercettazioni e, in precedenza, sempre ‘in prima linea’ con provvedimenti al centro di una lunga battaglia parlamentare come il legittimo impedimento e il Lodo Alfano. Tra le accuse che gli vengono contestate proprio il suo presunto interessamento per far passare il Lodo al vaglio della Corte costituzionale e per riammettere alle elezioni della scorsa primavera la lista Formigoni.

P.Louf msacchino…

4 agosto 2010

di Giandiego Carastro

pastedGraphic.pdf

Il 12 luglio è passato da questo mondo al Padre, nel suo monastero di Mont-des-Cats (Francia), p. André Louf, monaco trappista e autore spirituale tra i più noti anche in Italia.

Padre Louf ha fatto parte del MSAC del Belgio come ricorda nella seguente intervista da cui ricaviamo il seguente passo.

Tratto da Cantare la vita, André Louf, Qiqajon,pagg. 13-15

Conversazioni con Stéphane Delberghe

Stéphane. Talora si dice che all’origine di una vocazione ci sia una terna di relazioni: un parente, un prete ( o un religioso o una religiosa) e un amico…Lei parla poco dei giovani suoi coetanei di allora.

André.E tuttavia hanno avuto un’importanza capitale, del resto quasi quanto la mia famiglia. Infatti, mi sono impegnato con tutte le forze, e fin da giovanissimo, nei  movimento giovanili e in particolare nella Katholieke Studenten Aktie (KSA). Impegno che fu per me l’occasione per una reale crescita umane e spirituale. Anzitutto, invitato molto presto ad assumere delle responsabilità, ho dovuto imparare a svolgere la mia funzione nei confronti di adolescenti appena più giovani di me. Simili esperienze mi hanno aiutato a scoprire delle capacità che fino a quel momento ignoravo (facilità di parola, spigliatezza nelle relazioni) e ad acquisire un minimo di fiducia in me stesso (senza troppo cedere alla vanità, però).

Il riconoscimento degli altri nei mie confronti mi aiutava a poco a poco a familiarizzarmi con le mie possibilità e a svilupparle, il che mi diede una certa disinvoltura nell’animazione degli incontri giovanili;: si tratta specialmente di circoli di studio dove trattavamo temi preparati dalla direzione diocesana del movimento, sotto al guida del celebre canonico Dubois, che per la gioventù studentesca della diocesi di Bruges rappresentava quello che Cardijn era per la JOC (Jeunesse Ouvriere CHrétienne) in tutto il Belgio fiammingo.

Stéphane.Qualità molto utili a un pastore, uno che lavora sul campo…

André.Forse. E questo mi ha creato inevitabilmente dei problemi quando ho pensato più seriamente a entrare nella trappa. Non ero forse stato chiamato a dedicarmi interamente a una missione di tipo pastorale, come avevo già cominciato a fare e fatto fino a quel momento? Discernimento non aiutato dalla profondità dei legami che si erano creati. Chi non ha conosciuto un’esperienza del genere, a volte difficilmente riesce a immaginare fino a che punto, in quei movimenti giovanili, si vivesse una reale fraternità fatta di solidarietà e di aiuto reciproco. Quello che però mi ha aiutato nel mio cammino di chiarificazione è stato continuato ad alimentare la mia fede.

Ad esempio, durante gli ultimi due anni di studi secondari, il movimento ci proponeva una formazione spirituale più intensa che mirava a preparare coloro che lo desideravano a quel che veniva chiamato, nello stile romantico dell’epoca, un impegno come “cavaliere”. Questo comprendeva una cerimonia di vestizione che si svolgeva durante le vacanze, al termine di un campo di tra giorni. Bisogna dire che era una cosa abbastanza importante per un adolescente. Il “cavaliere” s’impegnava in particolare a un quarto d’ora di preghiera al giorno, a leggere regolarmente le Scritture, a farsi accompagnare spiritualmente da un presbitero … Tanti piccoli impegni che diventeranno veri e propri pilastri della mia esistenza.

Per un ricordo più approfondito

http://www.monasterodibose.it/index.php/content/view/3622/122/lang,it/